“Italia mia”, da Toscanini a oggi: 90 anni della Dante a Salisburgo
Il Comitato di Salisburgo della Società Dante Alighieri è stato fondato il 29 luglio 1935 dal Console italiano Floro Berardo, poco dopo il primo accordo culturale tra Italia e Austria. Nell’autunno del 1935 il Comitato aveva già avviato sette corsi di italiano, con 27 partecipanti italiani e 78 austriaci.
Così, mentre proprio a Salisburgo un altro italiano (il maestro Arturo Toscanini) conduceva l’ancor giovane Festival a un ultimo trionfo dell’arte libera in tempo di dittature, nasceva un’organizzazione culturale che sarebbe sopravvissuta agli anni bui dell’annessione e della guerra per poi proseguire la sua attività fino agli anni Novanta, quando ha avviato una fase di deciso rinnovamento.
Mantenere la Dante al passo coi tempi e riqualificarne con professionalità l’offerta è diventato un tema centrale, e lo è tuttora. Da allora, e dal 1996 – quando l’attuale Presidente Giorgio Simonetto ne ha assunto la direzione – la Dante di Salisburgo ha potuto vantare 26.000 iscrizioni a circa 5.000 corsi e decine di migliaia di presenze a 800 eventi culturali. Grazie anche al sostegno del Land e della Città di Salisburgo, i corsi sono offerti in una sede moderna, realizzati in collaborazione con istituzioni prestigiose e si distinguono per la qualità nell’offerta didattica e il ricco programma culturale.
Dietro questa storia di successo c'è il legame profondo che unisce Salisburgo e l’Italia: i 90 anni della Dante rappresentano un capitolo felice di un’amicizia che dura da due millenni, da quando Celti e Romani si sono incontrati a Juvavum avviando un reciproco scambio di beni e di cultura che è poi proseguito lungo le vie commerciali attraverso i passi alpini nel Medio Evo. Rifiorito nel Seicento, quando gli arcivescovi-principi davano forma alla Salisburgo barocca – oggi patrimonio UNESCO – ispirandosi a Roma, tale legame si rinnova nell’arte e nella musica. In passato, artisti come Wolfgang Amadeus Mozart componevano su libretti italiani e Arturo Toscanini dirigeva a Salisburgo nel 1935. Oggi sono nomi del calibro di Cecilia Bartoli e Riccardo Muti a entusiasmare il pubblico del Festival.
Con la festa Italia mia, il 15 novembre nel grande Salone della Residenza, il Comitato ha celebrato questo legame speciale, richiamando l’attenzione sui geni italiani nel DNA culturale salisburghese e sul valore inestimabile della sua piccola (ma attivissima) associazione.