Inferno, Canto XXVI. La cultura è una realtà virtuale, la conoscenza una realtà oggettiva

Inferno, Canto XXVI. La cultura è una realtà virtuale, la conoscenza una realtà oggettiva

Giuliana Poli intervista la manager Giovanna della Posta

(…)Considerate la vostra semenza
Fatti non foste a viver come bruti
Ma per seguire virtude e conoscenza(…)
Inf. XXVI, v.120

Lungo il tempo, l’individualità dell’uomo si fa sempre più indipendente dall’antica matrice cosmica tanto amata da Dante. Questa indipendenza paga con gli stati di coscienza trascendenti. La sua esperienza si fa sempre più terrestre: la Madre lascia l’uomo nella solitudine dell’esperienza sensibile perché egli affronti l’impresa della Libertà, un tema che ricorre in Dante, non a caso. Questa via forse è quella che ricerca anche Ulisse, il quale commette un sacrilegio: attenta alla Fides materna cosmica, rubando il Palladio dalla città di Troia.

Con Ulisse si assiste alla materializzazione della cultura. Essendo il v. 120 rivolto ai compagni con retorica di convincimento, il suo dire si aggancia a dei valori alti e considerati giusti, talmente tanto che disattenderli sarebbe da considerare un disonore o mancanza di quella Fides, a cui Ulisse fa riferimento per persuadere i compagni, ma a cui egli stesso viene meno. C’è quindi un rapporto importante tra Necessità e Libertà. Il periodo di Dante in qualche modo è il nostro stesso periodo, con la conoscenza stratificata a vari livelli.
Ora attraverso il digitale, le notizie circolano con estrema facilità e la cultura non ha persone da illuminare, ma da accontentare.
Ed ecco che la cultura è stata trasformata da “stimolante per le menti”, in “tranquillanti”. Siamo in presenza di una cultura “facile” mentre nella realtà, ogni percorso di conoscenza come anche afferma la manager Giovanna della Posta, non è mai facile perché la dobbiamo cercare dentro di noi. Quindi molta dell’attuale cultura, come anche nel Medioevo al tempo di Dante, era nozionistica e ingannatrice. Pensiamo allo sfogo di Beatrice al XXIX Canto del Paradiso in cui la Donna condanna tutte le scuole filosofiche dei pensatori sulla Terra che divulgano insegnamenti contraddittori, per il desiderio di potere, di fare sfoggio di Sapienza creata dall’umano che niente ha a che fare con la Verità divina della Rosa, utile per la società e per l’evoluzione del popolo.

La cultura che è vera Sapienza cantata da Dante ma anche dai poeti mistici arabo-persiani e Sufi, conduce a Dio sotto le sembianze della donna che è qualcosa di diverso dalla pesantezza, ma che incarna la grazia. Le culture non sono mai state a contenuto stagno ma hanno sempre circolato, già al tempo di Carlo Magno c’erano scambi con le maestranze siriane. Scambi con la cultura cinese che era molto evoluta come anche quella orientale in generale che conservava e arricchiva quella che fu l’antica Sapienza italica legata ai culti femminili.

“Vedi come da indi si dirama
l’oblico cerchio che i pianeti porta,
per soddisfare al mondo che li chiama:
chè se la strada lor non fosse torta
molta virtù nel ciel sarebbe invano
e quasi ogni potenza qua giù morta;
e se dal dritto più o men lontano
fosse ‘l partire assai sarebbe manco
e giù e su l’ordine mondano.
(Paradiso X, 13-21)

Dante descrive la forma ordinata dell’universo con l’inclinazione dell’ellisse che produce le stagioni e che permette anche la vita sulla terra, si parla di “oblico cerchio” in cui si muovono le orbite del sole e dei pianeti che soddisfano i bisogni della terra e di tutto ciò che vive, poiché se “la strada lor non fosse torta” molte virtù che dai cieli scendono sulla terra, sarebbero invano e la terra privata degli influssi celesti, ne conseguirebbe l’imperfezione dell’ordine celeste. Ma chi è che stabilisce l’ordine dell’universo?
Dante dà la risposta: Beatrice equiparata al sole… (scriverà nella Vita Nova: “Da cielo in terra a miracolo mostrare”)

“Quel sol che pria d’amor mi scaldò il petto,
di bella verità m’avea scoperto,
provando e riprovando, il dolce aspetto”.

(Paradiso III, 1-3)

Dalla Donna-Sapienza emana la verità, l’importante è rendere la strada dritta. Se noi procediamo su verità illusorie, rendiamo la strada “torta”. La Conoscenza in realtà è semplice una volta che dentro di noi abbiamo raggiunto l’equilibrio. A quel punto si crea una linea dritta che permette di ricollegarci all’antica matrice cosmica.
In fondo è il percorso che compie Dante:

Beatrice, simile al Sole che infonde vita e virtù negli esseri viventi sottoforma di luce e calore, riscaldò d’amore il petto di Dante e ora lo illumina con lo splendore della bella verità, niente di più soave e dolce del Sapere.

“Ultra non segue più la nostra luce
For de la superficie de quel primo
In qual natura per poder conduce”…
“da quel punto dipende il cielo e tutta la Natura”
(Paradiso XXVIII; 41-42)

In questo verso la matrice di luce è il concetto d’infinito. Dante e Beatrice salgono e contemplano l’universo, per poi arrivare nel punto di passaggio ad un’altra dimensione, in cui si vedono gli angeli e la mistica rosa. Man mano che si arriva al centro, i cerchi ruotano tanto più velocemente.

“il suo mover è sì tosto
Per l’affocato amor ond’elli è punto”
(Paradiso XXXIII, 22-24)

La velocità dei cerchi è tanto maggiore quanto più si avvicina all’Amore, alla sorgente dell’ordine, della bellezza per tutto l’universo. Quel punto è l’origine di un universo che poi si è espanso. Più guardiamo indietro nello spazio, più arriviamo al primo cerchio che è l’inizio, più vediamo velocemente l’Immensità del tutto.

Gli antichi lo sapevano bene, non avevano questa sete di progresso che abbiamo noi. Perché cambiare le cose quando si sta in armonia? Nel mondo antico Importa la qualità del presente, si soffre del futuro, quindi bisogna vivere la vita senza differirla secondo memoria del passato.
La Grazia della Sapienza Rosa è l’unica via della Libertà e del ritrovamento del divino. La Madre è virtute e conoscenza, è virtù originaria, ovvero la semenza come coscienza cosmica rispetto a cui l’odierna coscienza è immersa nel sonno profondo.

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Giovanna Della Posta. Laureata in Economia, dopo un master in Economia e Finanza ha conseguito nel 2016 un General Management Program presso la Harvard Business School di Boston. Da gennaio 2019 è alla guida di Invimit SGR – società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – in qualità di Amministratore Delegato.
Nel 2019 e nel 2020 è stata inserita tra i 50 protagonisti della Finanza Italiana da Finance Community. Nel 2020 ha ricevuto il premio “Donna dell’anno” ai Real Estate Awards.

Giuliana Poli, ricercatrice di antropologia culturale, scrittrice di Tradizione, scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte, analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Analisi semantica del linguaggio dell’Arte e della parola.

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