La bellezza ch'io vidi

Ravenna, la città dove Dante concluse la sua vita, è citata nel XIV canto del Purgatorio, nell’Ecloga IV (con riferimenti sia a Titiro che a Peloro) e in vari altri passaggi e riferimenti dell’opera dantesca. La lunga permanenza in città giustifica le ricorrenti citazioni. A Ravenna risalgono tra l'altro le origini della famiglia da Polenta, ghibellina, e il matrimonio di Francesca e Malatesta, amanti per antonomasia citati nel V canto dell'Inferno: “galeotto fu il libro e chi lo scrisse”. Scegliamo tra le diverse citazioni quella in cui Dante testimonia il suo stupore dinanzi alla bellezza dei celebri mosaici ravennati:

"La bellezza ch'io vidi"

(Paradiso, Canto XXX, 19)

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Foscolo sulla tomba di Dante

Non fu ravennate, ma per descrivere una città così dantesca scegliamo Ugo Foscolo, tra i più celebri commentatori di Dante, perché nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis porta il protagonista, alter ego dell'autore, a decidere togliersi la vita proprio sulla tomba del Poeta. Foscolo dedicò a Dante anche un celebre commentario, negli anni della vita inglese, ossia tra 1816 e 1827. Dante figura già nelle opere giovanili di poesia che testimoniano un vero e proprio culto per il poeta, rivisto in senso molto personale. L'ode A Dante del 1795 testimonia il primo slancio verso il Poeta, poi sviluppato con una critica rivolta a Dante visto come poeta religioso e culminata tra l'altro nella visione eroica dei Sepolcri dove Foscolo afferma: "E tu prima, Firenze, udivi il carme / che allegrò l'ira al ghibellin fuggiasco".

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